UPDATE command denied to user 'ewloski'@'10.12.20.67' for table 'fusion_settings' Język Włoski Online L'insegnante troppo amico
Dodane przez Tomek dnia Agosto 07 2008 19:11:11
L’insegnante troppo amico spegne la creatività dell’allievo
                                                   di Francesco Alberoni

Finiti gli esami di maturità, per preparare il prossimo anno scolastico parliamo di pedagogia. Uno dei maggiori errori della pedagogia contemporanea è stato quello di ridurre la differenza fra chi insegna e chi apprende, immaginando che l’insegnante debba comportarsi come un amico che assiste lo studente mentre cerca la soluzione da solo. Non deve dargli e richiedergli nozioni, non deve insegnargli un metodo, non deve dargli regole.

L’esperienza invece ci ha mostrato che i migliori risultati educativi si ottengono quando l’insegnante resta fino in fondo insegnante, che trasmette con rigore il suo metodo, il suo amore per la scienza, il suo sapere. Questo non significa che debba essere autoritario e dispotico. Anzi dovrà essere affettivamente vicino al suo allievo, dialogare con lui, ma restando un adulto con la sua esperienza e rappresentare una guida, un modello. Non ci si può aspettare che l’allievo diventi tanto più creativo quanto più viene lasciato solo. È l’insegnante che lo deve aiutare ad accendere la sua creatività. Ma non con giochi e formulette, ma con l’esempio, con una lezione creativa. Un tempo il professore universitario in aula esponeva le sue teorie, le sue scoperte, polemizzava con i suoi avversari scientifici e, in tal modo, coinvolgeva gli studenti nella sua ricerca e nelle sue battaglie.

Essi si sentivano parte di una «scuola» di cui egli era il «maestro». È così che in filosofia c’erano gli allievi di Croce o di Gentile, in medicina di Golgi o di Valdoni, in fisica di Fermi o di Amaldi. Poi potevano criticare, combattere il maestro, ma prima si impadronivano della sua forza e del suo metodo. Maestro ed allievo contribuiscono entrambi al successo educativo e nella stessa misura. Quando lo studente è avido di sapere, il maestro dà il meglio da se stesso. Facendo lezione non si ripete, inventa, pensa ad alta voce, argomenta in modo intenso, convincente. Lo studente lo percepisce e viene coinvolto nel processo. Succede come in teatro dove il bravo attore compie meraviglie quando si confronta con un pubblico attento, competente ed esigente. Ho l’impressione che nella scuola odierna e soprattutto nell’università, dove i corsi sono frantumati in moduli e gli esami fatti con test al computer, venga sempre più trascurato questo aspetto umano del processo formativo. Il risultato sono dei docenti indifferenti e lontani, e degli studenti deboli ed insicuri.